sabato 26 settembre 2015

Eyes Wide, Tongue Tied

Direi che il complemese è il giorno adatto per postare il mio personalissimo giudizio sull’ultimo album dei Fratellis.
Sì, lo so che il complemese cadeva il 21, ma io la mia copia l’ho ricevuta solo il 26 (ed era stato spedito il 14!).
Sono stati cinque giorni di impaziente attesa, ma soprattutto di profonda delusione quando il postino passava e se ne andava senza nulla per me. Il top di martedì: il postino è arrivato portandomi un pacco, rivelatosi poi essere solo uno stupidissimo catalogo. Delusione delle delusioni.
C’è però da dire che mi ero incapponita, nulla mi impediva nell’attesa di scaricarlo da internet e ascoltare quello nel frattempo, ma ormai mi ero decisa ad aspettare la mia copia fisica e a nulla sono valse le insistenze della parte meno paziente di me (ho due parti che si parlano tra loro, colpa dei miei genitori che mi hanno dato due nomi, ma tranquilli, non sono schizofrenica. Almeno, così dice una delle due parti).
Ad ogni modo tanta gioia quando il mercoledì mattina ho finalmente trovato la mia copia tra la posta!

Ma parlando del contenuto… l’album mi è piaciuto. E molto. Molto molto. Ma davvero tanto. Si meritava pienamente di essere non solo comprato originale, ma anche di essere preordinato. Per dirla con parole povere hanno sfornato quello che secondo me è il loro disco migliore. Anche se un confronto così diretto coi suoi “fratelli” maggiori non ha poi tanto senso, perché questo album è anche abbastanza diverso. Molto più maturo, ma anche dal sound meno spensierato rispetto ai precedenti, con molti suoni elettronici che possono apparire strani, o sarebbe meglio dire inaspettati, al primo ascolto. Questo suo sound diverso è però molto ben bilanciato con quello a eravamo abituati e non rende il disco un qualcosa di totalmente estranero al loro stile. I brani poi li trovo molto coesi, si ascoltano bene nell’ordine in cui sono stati messi insomma, ma si apprezzano anche in maniera disordinata, cosa indispensabile ormai in un’era in cui il più di delle volte la musica viene ascoltata in modalità casuale.
Il disco è composto da undici tracce, più sette bonus track. Non son sicura che i link allegati funzionino tutti, youtube sta diventando un po' strano ultimamente.

Me And The Devil: brano di apertura, donatoci come download gratuito all’annuncio del nuovo album, e che quindi da parecchio avevo avuto modo di ascoltare. Al momento il brano più lungo del loro repertorio e inizialmente la cosa mi preoccupava un po’, sono infatti le loro canzoni più lunghe quelle che tendono a piacermi di meno e che trovo più “noiose”. Tutto questo però non vale con Me And The Devil. È vero che ci ho messo un po’ a metabolizzarla (non è delle canzoni più immediate del resto), ma la lunghezza non si fa sentire, anzi, è tutta un crescendo di intensità che la rendono molto appropriata al ruolo di apri album. Molto belle poi le sonorità iniziali, che mi ricordano un po’ le composizioni di Clint Mansell per Moon (ma non così inquietanti). L’ho apprezzata molto di più nel contesto del disco che presa singolarmente, credo proprio per questo suo prestarsi bene ad introdurre l'ascoltatore all’album, ma trovo si ascolti con piacere anche quando viene proposta dal casuale di iTunes.

Impostors (Little By Little): o “Imposters”, come viene chiamata nella versione acustica, ma ho notato che i Fratellis la chiamano nell’uno e nell’altro modo a seconda delle volte. Brano con un inizio molto country, che mi ha portato alla mente le vacche nella prateria e le palle di sterpi che rotolano. Fortunatamente questa impressione finisce con l’inizio del cantato, dico fortunatamente perché oltre a country suonava anche molto “sciocca” e un’intera canzone così non so se l’avrei retta. Invece è una canzone molto bella, una delle più interessanti tra le (semi)lente, insieme alla successiva Desperate Guy. C’è da dire che ai primi ascolti trovavo che queste due si assomigliassero molto, tanto che facevo un po’ fatica a ricordare quale fosse una e quale fosse l’altra. Cosa interessante, è il brano che tende a rimanermi in testa di più una volta finito di ascoltare il disco.

Baby Don’t You Lie To Me: di questa ne ho già parlato a volontà, in quante è il singolo, ha il video, l’ho sentita live, eccetera eccetera. Ribadisco, bellissima, già dai primi ascolti pre-album mi aveva intrippato di brutto ed ero pronta a scommettere che sarebbe stata la mia preferita del disco… e invece no. Non per colpa sua, è solo che se la deve vedere con altri brani che le danno molto filo da torcere. Comunque una delle mie preferite e dal vivo spacca di brutto. Ad ogni modo i Fratellis vogliono confonderci le idee, due album fa ci cantavano Tell Me A Lie e ora invece se ne escono con Don't You Lie To Me, che si decidano! 

Desperate Guy: brano tranquillo e ci sta, visto il precedente. Come dicevo, la trovo abbastanza simile a Impostors e non riesco a decidermi quali delle due mi piaccia di più (non che poi sia così importante, così giusto per ciarlare un po'). Quando ascolto Impostor mi dico “ah, ma è di certo questa la più bella delle due”, poi sento Desperate Guy e sono “ma no, questa è decisamente più bella!” e così via in loop. Di sicuro Desperate Guy è la più triste, se sono in viaggio o con l’opzione casuale non deve mai, e dico mai, essere ascoltata per ultima perché mi lascia addosso una malinconia assurda. Però bisogna riconoscergli il merito, in tutta la sua depressione, di non scadere mai nel melenso e nello stucchevole. Il brano è molto bello, ma c’è un piccolo dettaglio non digerisco e che penso sia l'unica cosa che proprio non mi piace di quest'album: quello stramaledettissimo "suono" con cui si apre. Ma che è, cosa ci sta a dire, perché l’avete messo? Sembra il jingle di un videogioco quando ottieni dei punti! È totalmente inutile, se non di troppo, la canzone poteva iniziare benissimo con gli strumenti, anzi, sarebbe stato decisamente meglio!

Thief: allora, iniziamo col dire che questa canzone è bellissima, l'adoro un sacco ed è una delle due che più delle altre cerca di rubare a Baby Don’t You Lie To Me il titolo di “brano che più piace alla Mary”. Però, caspiterina, è altamente evidente che le prime due strofe suonino come il tema di Ghostbusters! È palese palese! Non credo minimamente che non se ne siano accorti, propendo quindi per la somiglianza volontaria, non c’è altra spiegazione. E così Thief va a fare compagnia a The Invisible Man dei Queen nella categoria “canzoni che sembrano Ghostbusters, ma sono molto meglio” perché, diciamo la verità, il tema di Ghostbuster è carino i primi due secondi, poi ti rompi le palle da quanto è sempre uguale. Tralasciando questa somiglianza delle prime due strofe (e son propio solo le prime due, dopo non ci assomiglia per niente) la canzone è davvero degna di nota ed una delle più belle e trascinanti del disco, bellissima tutta la parte ritmica, in particolare il basso che qui mi piace davvero molto. 

Dogtown: terzo singolo, di cui quindi avevo già parlato qualche post fa. Il brano che di primo acchito suona più particolare e differente da tutto il repertorio dei Fratellis. Con il senno di poi devo dire che averlo fatto uscire come singolo è stata una buona mossa, ci ha preparati al sound diverso di questo album. Pensavo l’avrei apprezzato di più nel contesto dell’album e invece è stato proprio il contrario, ascoltandolo nel disco si perde un po’, più che altro viene messo in ormbra dagli altri brani. Resta comunque un bel pezzo, con una bella parte ritmica e un sound dall'atmosfera un po’ circense.

Rosanna: una delle mie preferite del disco, anche se ci ho messo un po’ a inquadrarla, subito non mi diceva molto e non capivo se mi piacesse o meno. Ha iniziato a piacermi solo dopo diversi ascolti, non è tra le più immediate, insomma. Dopo Dogtown quella dal suono più particolare ed elettronico, ma meglio amalgamato a mio parere, infatti a differenza di Dogtown non mi è saltata all’orecchio la sua diversità da quello che è lo stile tipico dei Fratellis. Bella canzone, mi piacciono particolarmente la batteria di Mince e il modo di cantare di Jon. Tecnicamente non è un inedito: ai tempi dei Codeine Velvet Club era un brano strumentale intitolato Mellotron Boogie N.3. Ma con il testo è decisamente meglio.

Slow: questa rappresenta per me il gradino più basso dell’album. Non che sia una brutta canzone, a dire la verità in tutto il disco non c’è un brano che non mi piaccia proprio per niente, ma raggiunge picchi troppo melensi per i miei gusti. Inizialmente ero indecisa se dare a questa o all’ultima traccia il titolo di canzone che mi piace di meno, dopo diversi ascolti posso dire con certezza che il vincitore è questa Slow

Getting Surreal: brano molto carino, particolare e vagamente rappeggiante, con una bella base ritmica ed un intermezzo molto beatlesiano, che sembra quasi uscito dal Magical Mystery Tour. L’intermezzo è pure un po’ arabeggiante, tanto che mi fa venir voglia di ballarci sopra la danza del ventre (ma questa è una disfunzione professionale).

Too Much Wine: e questo è il terzo pezzaccio dell’album che insieme a Thief e Baby Don’t You Lie To Me fa a pugni ed unghiate per accaparrarsi il titolo di brano che più mi piace. Canzone molto immediata ed orecchiabile, tanto da entrare prepotentemente fra le mie preferite fin dal primo ascolto. In realtà è anche una canzone molto semplice senza tanti fronzoli, ma davvero trascinante. È diventata l’inno da cantare quando si beve troppo vino (o troppe altre cose, una notte che mia sorella ed io ci siamo scolate quasi un litro di succo di arancia a testa abbiamo iniziato a cantare “too much succo”).
Elogio particolare a quel “oh my god” in sottofondo verso la fine, vorrei estrapolarlo e metterlo sull’iPhone perché sarebbe perfetto come suoneria per i messaggi.

Moonshine: l’ultima traccia dell’album, almeno nella versione non deluxe. Caruccia, ma che non mi dice più di tanto, insieme a Slow è uno dei brani che mi piacciono meno. Molto tranquilla e rilassata, la classica canzone insomma da chiusura di un album.

L'album in se terminerebbe qui, ma la versione deluxe non si chiama deluxe per caso e contiene anche due bonus track:

Down The Road And Back... Again: canzone molto carina, niente di spettacolare, ma che si ascolta con piacere. Piuttosto orecchiabile, ma anche piuttosto effimera, il classico brano da utilizzare come bonus, cosa che infatti è stata fatta.

Medusa In Chains: il brano dal cui testo è tratto il titolo dell’album. Questa mi piace un sacco, a partire da come la canta Jon. Bellissima poi tutta la parte ritmica, in particolare il basso, e molti complimenti anche alla traccia di pianoforte che conferisce alla canzone un’aura sensuale e quasi onirica. Altro brano che si merita l'entrata tra le "mie preferite del disco” e che, in quanto a sonorità, per me avrebbe potuto benissimo far parte dell’album, al contrario della precedente che invece ha più senso come traccia bonus.

Oltre questi due brani in coda sono presenti anche cinque versioni acustiche, precisamente di Imposter, Desperate Guy, Rosanna, Slow e Moonshine. Ascolti interessanti, ma, a parte Rosanna, nulla di particolarmente memorabile, più che altro perché già in origine le canzoni sono di quelle poco movimentate e la versione acustica non aggiunge molto di più. Discorso a parte per Rosanna che invece in acustica è diversissima e pure molto bella, quasi quanto la versione normale. Se non fosse per il testo potrebbe passare per una canzone differente.
Sempre in tema di bonus track, chi si è comprato il disco da iTunes o dal Giappone ne ha avute a disposizione ben altre tre. Siccome siamo nell’era di internet non ci è voluto molto prima che la possibilità di ascoltarle arrivasse anche agli altri. Queste però ancora nessuno le ha caricate su youtube (e non vorrei dovermene incaricare io) quindi al momento niente link per loro.

I Know Your Kind: carina, prende abbastanza all’inizio, però dopo un po’ mi fa perdere l’interesse. Ovviamente nel disco, in quanto a stile e sound, non ci stava a dire una fava, ma come bonus va più che bene. 

I’m Gonna Be Your Elvis: questa non mi piace particolarmente, più che altro trovo il motivetto un po’ troppo irritante. Quella che mi piace meno. C'è però da dire che queste tre bonus le ho ascoltate molto meno del resto dell'album, può anche essere che cambi idea con qualche ascolto in più.

Boy Scout To The End: quella che delle tre mi piace di più. Bella ritmata, trascinante il giusto, l’ascolto sempre con piacere. Carino poi il battito di mani in sottofondo e nota di merito per il giro di basso.

La mia copia con tanto di autografi
Il cd (tutto rosso, molto bello) si presenta in custodia di cartone, mille volte più bella di quelle orrende in plastica, ed ha allegato il fascicolo con i testi. Per quanto riguarda i testi potevano metterci maggiore cura, più volte ho trovato quelli che penso siano errori di stampa, almeno, ci sono molte pezzi che non coincidono con il cantato. Non c'è molto di più, oltre ai testi ci sono solo le note tecniche ed i ringraziamenti.
Cosa bella dell’aver ordinato la versione deluxe è che mi arrivata pure autografata, e qui farei un applauso a Jon la cui firma è peggio pure di quella mio padre (il che è tutto dire), in pratica è poco più di una linea. Molto carina invece quella di Baz. 

Bella la copertina, giusto la grafica del nome non mi sconfinfera particolarmente, diciamo che mi manca la grafica precedente, ma convengo che con il tipo di copertina si sposi meglio la nuova. 
Come già detto inizialmente personalmente ritengo che Eyes Wide, Tongue Tied sia il disco migliore dei Fratellis, ma anche senza stare a fare  inutili classifiche è comunque un ottimo album che ad ogni ascolto diventa sempre più bello, più che apprezzabile anche da chi non è propriamente un loro fan.

Foto di famiglia: Eyes Wide e i suoi "fratelli" maggiori

domenica 20 settembre 2015

Concerto Paolo Nutini 17 luglio 2015

Il 17 luglio scorso sono stata a vedere Paolo Nutini, in quel di Ferrara (ho realizzato solo ora che pure il concerto di cinque anni fa, sempre a Ferrara, si è tenuto il 17 di luglio).
Bel concerto, Paolo sempre molto bravo ed io sempre contenta di rivederlo. Paolo non sarà tra i miei cosiddetti "artisti del cuore", ma mi piace comunque parecchio e vado ai suoi concerti con piacere, soprattutto quando me li fa vicino a casa. Ha messo su un bello spettacolo, con musicisti in gamba e sa come intrattenere e ingraziarsi il pubblico, anche se a volte è un pochino gigione. Mi sa che era anche un po' ubriaco o fatto, o entrambi, ad un certo punto poi è partito con un monologo sulla grappa e su quanto sia buona.
Il concerto ha rischiato di essere il mio secondo concerto più lontano dal palco, per motivi lavorativi sono arrivata lì proprio all'ultimo, cancelli già aperti e tutto, e sono riuscita ad arrivare solo alla sesta fila. Inoltre Nutini non è di quegli artisti da pubblico scatenato dove solo ballando ed agitandosi un po' riesci a guadagnare posti, anzi, il suo è un pubblico molto statico, si muove e balla sulla musica, ma restando sul posto e senza scalmanarsi. Però, ad un certo punto, Paolo ha avuto la brillante idea di scendere dal palco e avvicinarsi al pubblico e farsi toccare. Qui il delirio, il pubblico femminile è letteralmente impazzito e si è riversato tutto contro lo transenne. Io, veloce come una donnola, ne ho approfittato per infiltrarmi e raggiungere la prima fila. Mi sono fatta un paio di canzoni da lì, poi trovando un po' troppa fastidiosa la pressione ai lati mi sono spostata in seconda fila, tanto le due tizie di fronte a me erano basse e vedevo lo stesso.
Scaletta interessante, personalmente avrei preferito meno canzoni dell'ultimo disco e più di quelle vecchie, ma di certo non mi illudevo che potesse accadere, insomma, mi pare abbastanza ovvio che l'ultimo album sia il più rappresentato. Quello che proprio non mi è andato giù, tanto che due mesi dopo sto ancora qui a brontolarci sopra, è che non abbia eseguito New Shoes! Ma come?! È la prima sua canzone che abbia mai sentito, quella che passavano in continuazione alla radio in quella lontana estate del 2006 e lui non me la fa al concerto?! Non mi riprenderò mai da sta cosa. 

Scaletta:

Scream (Funk My Life Up)
Let Me Down Easy
Coming Up Easy
Alloway Grove
Jenny Don’t Be Hasty
Looking For Something
Better Man
Diana
One Day
Cherry Blossom
Pencil Full Of Lead
No Other Way
Iron Sky

Bis:
Tricks Of The Trade
Numpty

Secondo Bis:
Candy
Last Request

Non saprei dire in che punto della scaletta, ma ha cantato anche "Guarda che luna".

Io comunque non so, sarà la location o il clima del 17 luglio, ma i concerti di Nutini sono quelli a cui sudo più copiosamente, nonostante siano anche quelli con il pubblico più tranquillo e di conseguenza quelli a cui mi muovo di meno. C'è però da dire che questa volta ho sudato decisamente meno che al concerto del 2010, quella resta ancora l'esperienza più sudareccia di tutta la mia esistenza.
Di seguito alcune foto, che per qualche motivo son venute decisamente meglio di quelle fatte ai Fratellis, probabilmente perché, essendo più di lato, non avevo le luci di fronte, ma anche perché essendo in questo caso "meno interessata" ho prestato più cura all'inquadratura e alla messa a fuoco :P